Caffè self-service in panetteria e pasticceria: quando ha senso
In molte panetterie e pasticcerie chi serve il pane fa anche il caffè. Il self-service al touch screen può liberarlo, ma non funziona ovunque: ecco quando conviene e cosa serve perché regga il mattino.
In molte panetterie e pasticcerie il caffè lo fa chi sta al banco, tra un filone da incartare e una sfoglia da mettere nel sacchetto. Non c'è un barista, e di solito non ha senso che ci sia. La domanda che ci fanno sempre più spesso è se valga la pena togliere anche quel passaggio, e lasciare che il cliente si serva da solo al touch screen della macchina.
A volte sì. A volte no, e conviene saperlo prima.
Cosa cambia per chi sta al banco
Nel caffè servito, ogni tazza interrompe qualcos'altro. Chi sta al banco lascia il pane, si pulisce le mani, prepara il caffè, torna al pane. Nel picco del mattino sono interruzioni continue, e la coda del pane si allunga per colpa della tazzina.
Con il self-service quel passaggio sparisce. Il cliente sceglie la bevanda sullo schermo, la macchina la prepara, e chi è al banco continua a servire pane e dolci. Restano il pagamento e un occhio sulla macchina, ma il gesto del caffè non è più suo.
C'è anche un effetto meno evidente: il caffè smette di dipendere da chi è di turno. La ricetta la decide chi configura la macchina, non chi preme il pulsante, e il cappuccino del sabato è uguale a quello del martedì.
Quando ha senso
Il self-service funziona bene quando:
- il caffè accompagna il pane o il dolce, ma non è il motivo principale per cui il cliente entra;
- il mattino si concentra in due picchi netti, colazione e pausa, con il resto della giornata piatto;
- al banco c'è poco personale, che non può fermarsi a ogni tazza;
- c'è spazio per mettere la macchina dove il cliente la raggiunge senza passare dietro al banco.
Quando conviene il caffè servito
Non sempre il self-service è la risposta, e dirlo prima evita un investimento sbagliato.
Se nel vostro locale il caffè è un prodotto a sé, con clienti che vengono apposta, il gesto al banco fa parte del servizio. In quel caso il self-service toglie proprio la cosa che il cliente cercava, e la strada è una macchina servita: un'ibrida o una tradizionale, a seconda di chi c'è al banco.
Lo stesso vale se la vostra clientela preferisce essere servita. Una clientela di passaggio si abitua in fretta allo schermo. Una clientela affezionata, abituata a scambiare due parole con chi prepara il caffè, a volte no. La conoscete meglio voi di chiunque altro.
E se lo spazio non c'è, non si inventa. Una macchina self-service messa nel punto sbagliato crea una coda dove prima non c'era, e la coda davanti alla macchina finisce per bloccare quella del pane.
Cosa serve perché funzioni
Un'interfaccia che si capisce al primo sguardo
Il cliente davanti allo schermo non ha tempo né voglia di imparare. Servono poche scelte, grandi e leggibili, con le bevande che vendete davvero in primo piano. Un menu con troppe voci rallenta chi è in coda dietro. Le superautomatiche Franke usano la stessa interfaccia touch al banco e in self-service, e il menu si configura sulle vostre bevande.
Il posto giusto
La macchina va progettata insieme al percorso delle persone: dove entra il cliente, dove paga, dove si mette in coda per il pane. Il self-service deve stare da una parte che non incroci il banco, con spazio accanto per zucchero, palette e coperchi.
Il pagamento
Le strade sono due. Il cliente prende il caffè e lo paga in cassa insieme al pane, oppure paga direttamente alla macchina con un sistema di pagamento integrato. La prima è più semplice. La seconda libera del tutto la cassa, ma va valutata sul vostro modo di lavorare.
Il latte
In pasticceria il cappuccino con la brioche pesa, e il latte deve essere fresco. Con una macchina che gestisce latte fresco e un frigo dimensionato sui volumi, il cliente sceglie il cappuccino sullo schermo come sceglie l'espresso. Se servite anche bevande vegetali conviene pensarci già in fase di configurazione: ne abbiamo parlato nell'articolo sul latte vegetale al banco.
La pulizia automatica
Il circuito del latte va pulito ogni giorno, e a fine giornata in panetteria nessuno ha voglia di farlo. Con la pulizia automatica il ciclo parte con un comando, si conclude da solo e resta registrato per l'HACCP. È la differenza fra una pulizia fatta e una rimandata.
Il dimensionamento sul picco del mattino
La macchina si sceglie sul momento peggiore, non sulla media della giornata. In panetteria il momento peggiore è la colazione, quando il pane esce e il caffè si chiede insieme. Una macchina che regge il picco è sovradimensionata per il pomeriggio, ed è giusto così. Una che non lo regge crea la coda proprio quando il locale è pieno, e deve tornare pronta in fretta fra un cliente e l'altro.
Il caffè deve reggere il confronto col dolce
Il self-service non è una ragione per accontentarsi. Un cliente che ha appena mangiato una buona sfoglia nota subito un caffè mediocre, e il vostro lavoro sul prodotto rischia di essere annullato dall'ultima cosa che assaggia. Macinatura tarata, acqua trattata e manutenzione regolare contano quanto in un bar, anche se nessuno sta dietro alla macchina.
Anzi, contano di più. Senza un barista che si accorge di un caffè che cambia, chi se ne accorge è il cliente. Per questo in self-service la manutenzione programmata non è un extra.
Prima di decidere
Guardate il vostro mattino. Quanti caffè escono nel picco, quante volte chi è al banco si ferma per farli, quanto spazio c'è davvero dalla parte del cliente. Se le risposte vanno nella direzione del self-service, vale la pena provarlo. Se no, un caffè servito fatto bene resta la scelta giusta. Gli altri problemi tipici del settore li trovate nella pagina pasticcerie e panetterie.
Se volete che veniamo a guardare il vostro banco nell'ora del mattino, chiedeteci un sopralluogo.